L’economia che cambia: distretti industriali, reti di impresa e solidarietà tra aziende

Nel mondo industriale il fenomeno della collaborazione è molto diffuso e risponde a necessità ben precise: soprattutto oggi, nell’epoca della globalizzazione, è quanto mai necessario per un’impresa essere competitiva, arrivando a raggiungere un’economia di scala, ma anche aumentando la propria capacità di penetrare i mercati, in Italia e all’estero. Dai distretti industriali, molto diffusi nel […]

Nel mondo industriale il fenomeno della collaborazione è molto diffuso e risponde a necessità ben precise: soprattutto oggi, nell’epoca della globalizzazione, è quanto mai necessario per un’impresa essere competitiva, arrivando a raggiungere un’economia di scala, ma anche aumentando la propria capacità di penetrare i mercati, in Italia e all’estero. Dai distretti industriali, molto diffusi nel nostro Paese, soprattutto in alcune aree, e caratterizzati da una forte specializzazione a livello produttivo, fino ai consorzi, ecco quali sono le principali forme di aggregazione attraverso le quali le imprese possono unirsi per beneficiare le une del supporto delle altre, traendo grossi vantaggi in termini di sviluppo e competitività.

 

I distretti industriali

«Con il termine distretto industriale si fa riferimento ad un’entità socioeconomica costituita da un insieme di imprese, facenti generalmente parte di uno stesso settore produttivo, localizzato in un’area circoscritta, tra le quali vi è collaborazione ma anche concorrenza»: sono parole di Alfred Marshall, l’economista inglese che per primo, nel XIX secolo, utilizzò questa definizione. Un distretto industriale è, infatti, un sistema composto da piccole e medie imprese nel quale è possibile individuare una filiera, che hanno in comune la vicinanza geografica: esse sono legate da una rete di relazioni e concentrano le risorse su una o più fasi del processo di produzione. C’è tuttavia un altro elemento fondamentale, che è il nesso tra la popolazione residente in quell’area e le realtà industriali del distretto.

 

Vantaggi e successo di un distretto industriale

I vantaggi che offre un distretto industriale, e che supportano e garantiscono il suo sviluppo, sono legati in primis a fattori come risorse naturali e posizione geografica, ma dipendono anche dall’abbattimento dei costi logistici, di trasporto e insediamento. Essere radicati sul territorio, inoltre, garantisce un’identità comune, in virtù della quale ogni realtà che appartiene al distretto tende ad adottare una strategia che valorizzi la cultura imprenditoriale e che sostenga gli interessi del distretto stesso, prima ancora che quelli personali.

La specializzazione caratteristica di questo sistema accresce la vicinanza delle diverse imprese e garantisce maggiore funzionalità ed efficienza. Infine, un altro fattore da tenere in grande considerazione è la nascita di legami di fiducia a livello personale, grazie alla forte conoscenza reciproca che si sviluppa in un simile contesto e favorisce ulteriormente il successo e la competitività del distretto.

 

I distretti industriali in Italia

In Italia lo sviluppo dei distretti industriali è avvenuto principalmente in queste aree:

  • Nord-Est, con più di 40 distretti, circa il 27% del totale italiano.
  • Centro-Nord, oltre 30 distretti (più del 22% sul totale nazionale), soprattutto nei settori della lavorazione di pelle e cuoio, delle calzature, di tessile e abbigliamento e delle ceramiche.
  • Sud: qui i distretti sono meno sviluppati, con delle eccezioni; nel complesso, si contano più di 10mila imprese.

Nell’economia del nostro Paese, i distretti hanno rivestito un ruolo significativo, differente nelle varie aree geografiche, ma quasi sempre favorito dalla vocazione artigiana del territorio.

 

Cosa sono le reti di impresa

Un’altra casistica è quella delle reti di impresa che, a differenza del distretto, non presentano l’elemento di vicinanza geografica. Sono regolate da contratti stipulati dalle imprese che ne fanno parte, e non prevedono l’unificazione di una parte del business: all’interno della rete, infatti, si svolgono attività che migliorano la competitività e il livello di innovazione,e che una singola impresa avrebbe molta difficoltà a implementare con le sue sole forze, ma ognuna resta totalmente indipendente dalle altre.  

Per un’impresa che fa parte di una rete, i vantaggi sono molteplici e riguardano:

  • l’economia di scala. L’impresa può partecipare insieme alla rete di cui fa parte a fiere di settore e altre iniziative promozionali; può condividere la rete commerciale e gli investimenti all’estero, così come la comunicazione online e offline.
  • le opportunità di mercato, che aumentano considerevolmente, poiché una rete è potenzialmente in grado di coprire tutti i settori.

Una rete di imprese può evolvere in tre modi diversi. Il primo è quello a livello territoriale, che si verifica quando dalla dimensione locale si passa a un’inclusione più ampia, che comprenda aziende via via più lontane sul territorio, fino a raggiungere la dimensione internazionale. Può esserci un’evoluzione di tipo dimensionale, con il coinvolgimento via via di imprese di diversa dimensione, ma anche di liberi professionisti. Infine, può esserci un’evoluzione multi-disciplinare: è ciò che accade quando la rete estende il suo ambito di azione, arrivando a includere enti pubblici e privati, così come organismi corporativi e associativi.

 

Che cos’è il consorzio

Un’altra realtà che permette alle imprese di collaborare è infine il consorzio, un’associazione di natura economica tra imprese, nella quale l’obiettivo è realizzare gli interessi finanziari dei partecipanti, attraverso la collaborazione fra le imprese consorziate.

All’interno del consorzio può esserci una regolamentazione delle rispettive attività dei consorziati, oppure soltanto di alcune fasi. Le attività imprenditoriali coinvolte in un consorzio devono essere della stessa natura economica, oppure avere tra loro una connessione.

Come le altre forme di aggregazione, anche il consorzio presenta una serie di vantaggi economici per le aziende che ne fanno parte: è evidente, infatti, che in questo modo il business può allargarsi a contesti internazionali, ma non solo. Un consorzio offre anche maggiore credibilità sul mercato, garantendo allo stesso modo un più elevato potere contrattuale rispetto a quello di una singola impresa.

 

I consorzi di tutela

I consorzi di tutela dei prodotti tipici DOP e IGP (Prosciutto San Daniele, Asiago, Grana Padano, Gorgonzola…) operano in ambito agroalimentare e sono riconosciuti dal Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Sono organismi volontari e senza scopo di lucro, che riuniscono gli operatori coinvolti nelle filiere produttive.

 

Ripensare l’economia: i circuiti di credito commerciale

Alcune forme associative di impresa, come abbiamo visto, hanno una forte caratterizzazione territoriale: se unire idee, risorse, manodopera e strumentazione rappresenta per le aziende un’importante opportunità, un valore aggiunto è senza dubbio il collegamento con il luogo geografico in cui si trovano e la sua promozione, che assume importanza sociale e crea benessere. I circuiti di credito commerciale nascono proprio con lo scopo di ricreare il legame impresa-territorio, che a volte rischia di spezzarsi. Si tratta di uno strumento che permette alle imprese medio-piccole di accedere a tipologie di finanziamento e pagamento paralleli a quelli tradizionali, grazie alle altre aziende del circuito. Esse, infatti, possono finanziarsi reciprocamente, a tasso zero: in questo modo i capitali non lasciano il territorio e si incentiva fortemente un modello di sviluppo sostenibile.

Per le PMI è quanto mai valido, quindi, il vecchio detto che l’unione fa la forza, anche e soprattutto per lo sviluppo del volume di affari. Attraverso l’aggregazione, si realizza la possibilità concreta di competere con realtà molto più grandi e strutturate, conservando però una dimensione legata al territorio.

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