Welfare aziendale: vantaggi per i dipendenti e per le aziende

Il welfare aziendale ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante nel rapporto tra azienda e lavoratore. Nell’epoca del digitale e dello smart working, il salario ha perso la sua centralità, mentre i servizi e i benefit sono sempre più richiesti e apprezzati dai dipendenti, che chiedono maggiore attenzione ai bisogni relativi alla […]

Il welfare aziendale ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante nel rapporto tra azienda e lavoratore. Nell’epoca del digitale e dello smart working, il salario ha perso la sua centralità, mentre i servizi e i benefit sono sempre più richiesti e apprezzati dai dipendenti, che chiedono maggiore attenzione ai bisogni relativi alla famiglia, alla prevenzione e all’assistenza sanitaria e alla previdenza. Da parte dei datori di lavoro, c’è una crescente consapevolezza, anche in Italia, di quanto il benessere e la soddisfazione si riflettano sulle performance lavorative. Vediamo allora quali come possono concretizzarsi le iniziative di welfare aziendale, quali vantaggi portano, nello specifico, a dipendenti e aziende, e qual è la situazione in Italia per quanto riguarda le piccole e medie imprese, attraversi i dati del Welfare Index PMI 2018.

 

Che cos’è il welfare aziendale

Il welfare aziendale è sempre più al centro dei dibattiti che riguardano il mondo del lavoro ed è inoltre, secondo la CISL, il terzo punto più discusso durante le negoziazioni contrattuali (dopo salario e ristrutturazioni aziendali). Su 8.899 contratti che comprendono premi di risultato, circa la metà (3.645) prevedono servizi e benefit di questo tipo (dati: Ministero del Lavoro).

L’espressione welfare aziendale indica una serie di iniziative che l’azienda adotta per favorire il benessere dei dipendenti: esse si concretizzano in benefit e prestazioni erogate al lavoratore per sostenerlo e migliorare la sua vita professionale e lavorativa. Dalle polizze assicurative alla formazione, dal sostegno alle famiglie e ai genitori alla previdenza integrativa, i servizi che rientrano nel welfare sono potenzialmente infiniti, ma hanno tutti lo stesso obiettivo: rispondere ai bisogni della persona e della sua famiglia, in modo da poter favorire il work-life balance, l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. Ogni azienda può scegliere cosa offrire al dipendente, analizzando le sue necessità e cercando di capire quali possono essere le proposte migliori in ogni settore, dalla salute all’istruzione dei figli. Attraverso questa offerta, si riduce la distanza tra datore di lavoro e dipendente, con la costruzione di un rapporto più forte di quello basato sulla mera retribuzione, perché improntato al rispetto e alla soddisfazione di desideri propri dell’individuo.

 

Quali sono i vantaggi per i dipendenti?

Le iniziative di welfare aziendale si possono concretizzare nell’accesso a servizi che rispondono a specifiche esigenze del lavoratore e migliorano la qualità della sua vita. Molti di essi, per esempio, coinvolgono la famiglia e sono dedicati alle neo-mamme e ai neo-papà. L’azienda può decidere se mettere a disposizione un asilo nido aziendale, erogare dei bonus economici, garantire flessibilità negli orari di lavoro e incentivare il telelavoro: in questo modo, si crea un circolo virtuoso in cui il lavoratore non trova nel suo impiego un potenziale ostacolo al ruolo che ricopre nella famiglia, ma è in grado di svolgere entrambi al meglio.

 

Quali sono i vantaggi per l’azienda?

Il benessere dei dipendenti si ripercuote in maniera positiva sulle loro performance e, di conseguenza, sulla crescita dell’azienda: ecco perché il welfare non è solo utile, ma fondamentale. Questo è quanto emerge sia dagli studi condotti che dalle esperienze riportate da realtà in cui sono già attive iniziative di welfare aziendale. Scegliendo di erogare benefici ai propri dipendenti, un’azienda può, ad esempio:

  • garantire maggiore efficienza. Prendersi cura dei lavoratori paga fin da subito, perché un clima più disteso migliora l’ambiente di lavoro, a beneficio di tutti. I servizi e i benefit liberano il dipendente da molte incombenze extralavorative – è quanto accade, per esempio, con gli asili aziendali – e gli permettono di concentrarsi sul lavoro ed essere più produttivo, riducendo inoltre i livelli di stress. Nel caso di attività creative, questo vantaggio risulta ancora più significativo.
  • Investire in maniera più efficace le proprie risorse e migliorare la produttività.
  • Essere più attrattiva per nuovi talenti. Un’azienda che ha a cuore il benessere dei propri dipendenti trasmette un’immagine positiva e ha un appeal maggiore nei confronti di potenziali nuovi lavoratori.
  • Godere dei vantaggi fiscali, che derivano dalle detrazioni previste nella Legge di stabilità.
  • Ridurre i costi connessi al ricambio tra i lavoratori, perché essi risultano più fidelizzati, e meno propensi ad abbandonare l’azienda.

 

La nascita del welfare aziendale

Per tracciare la storia del welfare aziendale, dobbiamo fare qualche passo indietro e tornare all’epoca dello sviluppo demografico urbano e della Rivoluzione Industriale. Nel giro di poche decine di anni, infatti, la società fu attraversata da una serie di drastici cambiamenti, che modificarono non solo il volto delle città, ma anche i ritmi e i modi di vita della popolazione. Le giornate in fabbrica erano massacranti e i quartieri operai erano dei luoghi malsani e affollati; il lavoro minorile e infantile era considerato assolutamente normale, e proprio su quest’ultimo punto si concentrano le prime proposte di un welfare aziendale ante litteram, tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, in Inghilterra. Una serie di leggi, infatti, regolamentò vari settori industriali, alzando l’età minima per l’assunzione, riducendo l’orario di lavoro e imponendo che i proprietari delle fabbriche si prendessero cura dell’educazione dei bambini lavoratori. Sebbene le condizioni degli operai – adulti e bambini – rimasero critiche per ancora moltissimo tempo, in Inghilterra cominciarono a nascere e a svilupparsi, pian piano, dei sistemi di protezione sociale.

 

Il welfare in Italia: Olivetti e Mattei

Negli anni 50, il nostro Paese vide alcune iniziative d’avanguardia in ambito welfare, veri e propri esempi di industriali illuminati che hanno a cuore il benessere dei propri dipendenti.

La Olivetti mise a disposizione dei lavoratori servizi medici, culturali e ricreativi, sostenendo anche le donne e aiutandole a entrare nel mondo del lavoro. Dalle biblioteche ai centri sportivi, dai centri di formazione per meccanici al sostegno all’infanzia; ma un passo avanti ancora più innovativo della Olivetti fu il diretto coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte di gestione aziendale.

Un altro pioniere del welfare aziendale in Italia è stato Enrico Mattei, che in Eni si rese subito conto di quanto il benessere dei dipendenti fosse importante per il successo dell’azienda. I Villaggi Eni che sorsero in varie città erano pensati per offrire al lavoratore tutti i servizi di cui aveva bisogno nella vita quotidiana, ma nelle iniziative di Mattei c’erano anche colonie estive e villaggi per le vacanze.

 

Le aree del welfare aziendale

Il rapporto Welfare Index PMI, promosso da Generali e realizzato con la collaborazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, ha individuato 12 aree di intervento, che sono:

  • Previdenza integrativa
  • Servizi di assistenza
  • Conciliazione vita e lavoro, sostegno ai genitori
  • Formazione per i dipendenti
  • Cultura e tempo libero
  • Sicurezza e prevenzione degli incidenti
  • Sanità integrativa
  • Polizze assicurative
  • Sostegno economico ai dipendenti
  • Sostegno all’istruzione di figli e familiari
  • Sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale
  • Welfare allargato alla comunità.

 

Work-life balance: cos’è e perché è importante

Il concetto di work-life balance indica l’equilibrio tra vita professionale-lavorativa e vita privata. Conciliare questi due aspetti non è sempre facile, e nell’era dello smart working, della tecnologia e del digitale è può diventare ancora più impegnativo. L’idea del work-life balance risale agli anni ‘70 del Novecento, quando alcune società, soprattutto in Stati Uniti, Canada e Regno Unito, cominciarono a sviluppare una diversa concezione del posto di lavoro, offrendo ai dipendenti una serie di servizi materiali, come asili e palestre, ma anche di consulenza. Pian piano, queste pratiche si sono diffuse anche nel resto dell’Europa e in Italia, anche se il mondo anglosassone e scandinavo resta la realtà più all’avanguardia. Un dipendente più soddisfatto ed equilibrato, che sa di poter avere delle ambizioni per la sua carriera senza dover sacrificare il tempo che dedica alla famiglia e a se stesso, è infatti la migliore garanzia di produttività per un’azienda.

Secondo un’indagine condotta da InfoJobs e Gympass nell’ottobre 2018 su 4.100 professionisti in cerca di un impiego in Italia, nel valutare una proposta il work-life balance è la priorità per il 77%, mentre solo per il 15% il requisito fondamentale di una posizione lavorativa è lo stipendio alto e per l’8% conta poter seguire la propria famiglia, lavorando con orari ridotti.

Ma cosa può fare l’azienda, in concreto, per garantire che l’equilibrio tra vita privata e lavorativa sia rispettato e agevolato il più possibile? Ecco alcuni punti fondamentali, che rientrano nell’offerta del welfare aziendale e aiutano il dipendente a ridurre lo stress e aumentano sia la concentrazione che la motivazione, con benefici sia per il singolo che per i colleghi e la realtà lavorativa. Sempre secondo l’indagine InfoJobs e Gympass, infatti, molti lavori vorrebbero:

  • poter scegliere lo smart working. Annullare vincoli temporali e spaziali, attraverso il lavoro da remoto, può aiutare il lavoratore a conciliare la vita professionale con quella privata, diventando più produttivo, così come gli orari flessibili e la possibilità di part-time.
  • Avere a disposizione convenzioni con attività sportive o la presenza di palestre sul posto di lavoro.
  • Clima positivo tra colleghi: un luogo di lavoro privo di tensioni è molto meglio di un ambiente nel quale regna lo stress.
  • Riconoscimento per il proprio apporto all’azienda.
  • Consapevolezza delle ricadute positiva che l’attività ha sul territorio dove si trova.

 

Il rapporto Welfare Index PMI 2018

La consapevolezza che gli strumenti di welfare aziendale contribuiscano a favorire il work-life balance sta aumentando sempre di più, anche in Italia, tuttavia, se nelle aziende medio-grandi è più facile organizzare gli interventi, nelle PMI la gestione risulta più complessa. Ci sono molti esempi virtuosi, con ottimi livelli per quanto riguarda I’offerta di benefit ai propri dipendenti, ma non c’è ancora una diffusione capillare, anzi, ci si trova ancora in una fase iniziale. Secondo il Rapporto Welfare Index 2018, infatti, in tutte le 12 aree del welfare aziendale i tassi di iniziativa crescono passando dalle microimprese alle piccole e medie e crescono ancora arrivando alle medio-grandi. Nell’ultimo anno, inoltre, il 28,6% delle PMI (190.000 imprese) ha aumentato l’offerta di welfare ai propri dipendenti, con nuove iniziative o attraverso il potenziamento di quelle in corso, mentre solo l’1,4 ha soppresso o ridotto i servizi di welfare. La crescita procede, ma a diverse velocità, e a investire di più sono le aziende già attive e che hanno quindi sperimentato quali vantaggi possono trarre dal welfare.

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, il 52,5% delle PMI crede che le proprie iniziative cresceranno nei prossimi anni (il 23,5% sia nelle prestazioni che nell’impegno economico, mentre il 29,0% non prevede rilevanti costi aggiuntivi); il 41,7% del totale, invece, afferma che l’offerta di welfare resterà invariata, mentre il 5,8% ha intenzione di ridurre le attività. Per quanto riguarda i settori, le imprese che ritengono certa una crescita del proprio welfare aziendale, affermano che investiranno soprattutto nella formazione per i dipendenti, nella previdenza integrativa, nella sanità integrativa e nel work-life balance. Assistenza, cultura e tempo libero, sostegno all’istruzione dei figli sono invece aree considerate meno rilevanti dalla maggior parte delle imprese.

 

Welfare aziendale: quali sono le aree più sviluppate?

Sempre secondo il rapporto, emerge che un terzo delle imprese considera fondamentale e prioritario l’investimento nel settore della sanità e dell’assistenza per i prossimi anni e il 42% ha messo in atto almeno un’iniziativa di questo tipo nel corso del 2018. Le aree di intervento sono soprattutto tre:

  • sanità complementare (fondi sanitari e altre soluzioni assicurative)
  • servizi diretti di prevenzione e cura
  • assistenza a familiari anziani, non autosufficienti e ai bambini.

Il 59% delle PMI offre ai dipendenti misure organizzative e servizi per la gestione del work-life balance. Gli interventi riguardano soprattutto quattro categorie:

  • flessibilità nell’organizzazione del lavoro
  • misure a sostegno della genitorialità
  • supporti per la facilitazione al lavoro
  • altre misure di sostegno a lavoratori e famiglie.

 

Fattori di successo del welfare aziendale

Il rapporto ha individuato anche quali sono i fattori principali di successo per le iniziative di welfare aziendale, mettendo in evidenza anche le criticità del sistema italiano.

  • Prima di tutto, la condizione essenziale è la conoscenza, cioè l’informazione sulle norme e le opportunità del welfare, da parte dell’azienda stessa: le PMI più informate sono anche le più attive, quelle che estendono l’offerta di e si aprono al confronto.
  • Le imprese più attive e coinvolgenti ottengono dai propri lavoratori i livelli più elevati di gradimento e hanno risultati migliori come impatto sul proprio business.
  • Le PMI virtuose tendono maggiormente ad associarsi tra loro e quindi sviluppare il proprio potenziale e la propria efficienza.

Appare evidente, quindi, che la mancanza di informazione (sulle norme, sugli incentivi, sugli strumenti) è il limite maggiore della piccola e media impresa italiana in abito welfare aziendale. Solo il 24,6% dichiara di avere una conoscenza abbastanza precisa e anche qui la dimensione fa la differenza, perché le imprese più grandi possono contare su figure professionali dedicate.

 

Cosa pensano i lavoratori italiani?

Molte aziende, come abbiamo visto, adottano iniziative di welfare aziendale, ma che cosa pensano i dipendenti del funzionamento di queste misure? Una ricerca di Ipsos, presentata al Welfare Italian Forum 2018 e realizzata su un campione di 1000 persone tra i 18 e i 65 anni, ha messo in luce una valutazione tutt’altro che positiva. Per il 61% degli intervistati, infatti, gli interventi previsti sono valutati come “pessimi” o “scarsi”, con un picco di pareri negativi al Centro Italia (75%), mentre al Nord Ovest solo il 39% è insoddisfatto.

Sebbene non sia ancora così radicato e praticato, il welfare aziendale presenta degli innegabili benefici per entrambe le parti coinvolte e si sta sviluppando pian piano anche in Italia. Il tessuto imprenditoriale, costituito soprattutto da piccole e medie imprese, non agevola la diffusione di questo strumento, ma bisogna sottolineare che gli esempi virtuosi non mancano. Sempre più lavoratori, inoltre, chiedono questo tipo di benefit: la direzione in cui le aziende possono muoversi è, quindi, una sola, con la consapevolezza che i benefici sulla lunga distanza sono molteplici e valgono l’investimento.

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